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Mal di schiena, come lo curano gli astronauti

Circa la metà degli astronauti soffre di mal di schiena. Ma negli anni la scienza ha imparato a curarli. Ecco cosa possiamo imparare da loro.

Ne soffre almeno la metà degli astronauti, anzi di più! Infatti il 52% degli astronauti riporta una qualche forma di mal di schiena già nei primi giorni in orbita. Colpa della bassa gravità che agisce sulla colonna vertebrale. La buona notizia però è che dopo anni di esplorazioni spaziali, la scienza è riuscita a capire come prevenire e curare il mal di schiena degli astronauti e queste conoscenze potrebbero tornare utili a chiunque ne soffra, anche se non ha in programma di fare voli spaziali.

Il mal di schiena degli astronauti
Il mal di schiena degli astronauti è un mal di schiena da adattamento spaziale, diretta conseguenza della bassa gravità. La nostra colonna vertebrale è in grado di supportare il corpo sotto le forze gravitazionali sperimentate sulla Terra: la sua forma ad S le consente di resistere alla gravità, rimanere flessibile e assorbire peso e impatto. Ma in condizioni di microgravità, questa curva si riduce. Tanto che alcuni ricercatori hanno mostrato che gli astronauti crescevano di oltre 7 cm nello spazio proprio a causa della perdita di questa curva. Ecco perché, a detta di uno studio della NASA del 2010, gli astronauti hanno quattro volte più probabilità di ernia del disco ed il rischio è ancora più alto nel primo anno dopo il ritorno sulla Terra.

Prevenire e curare il mal di schiena degli astronauti e magari il nostro..
Secondo i ricercatori della John Hopkins University, insieme allo stress della microgravità, altri fattori che contribuiscono al mal di schiena nello spazio includono l’intensa esperienza fisica del lancio ed il cambiamento nelle abitudini alimentari che finisce per alterare i livelli nutrizionali nel corpo. Una delle tecniche per prevenirlo è fare esercizio. Gli esercizi di resistenza come isometrici, squat, affondi e distensioni su panca, sono un pilastro della prevenzione del mal di schiena e non a caso la ISS (International Space Station) è dotata di macchine per esercizi ed altri strumenti di allenamento di resistenza.

Non c’è solamente l’esercizio fisico…
Altri metodi per prevenire il mal di schiena tra gli astronauti menzionati dai ricercatori includono massaggi, integratori per aumentare la vitamina D e l’apporto calorico, stimolazione elettrica neuromuscolare e dispositivi a pressione negativa, tutti abbinati a esercizi di resistenza.

Curare il dolore in 3 step
L’ESA (Agenzia Spaziale Europea) ha stabilito 3 protocolli diversi per il prevolo, per la missione e per il ritorno sulla Terra.

1. Nella prima fase, utile a prevenire il mal di schiena, gli astronauti si sottopongono a una valutazione della postura, del controllo motorio e del movimento funzionale, nonché a una valutazione approfondita delle articolazioni. Le modalità di fisioterapia che possono essere appropriate in questa fase includono la terapia manuale, l’addestramento al controllo motorio, elementi della facilitazione neuromuscolare propriocettiva (PNF), il trattamento fasciale, il kinesiotaping. All’astronauta viene dato poi un programma di esercizi da fare a casa che integra molto stretching.

2. Quando è nello spazio invece ogni astronauta deve eseguire ogni giorno 2 ore di allenamento per mitigare gli effetti negativi della microgravità sul sistema neuro-muscoloscheletrico. Per la resistenza muscolare e cardiovascolare, si ricorre a un cicloergometro o ad un tapis roulant. Per l’allenamento della forza e il carico delle strutture scheletriche, invece viene utilizzato l’ARED: una macchina che simula esercizi a peso libero in gravità, per far lavorare tutti i principali gruppi muscolari, inclusi squat, stacchi da terra e sollevamento dei polpacci.

3. Infine nella terza fase, quella del ritorno a casa, in cui spesso si manifestano i dolori, un fisioterapista aiuta l’astronauta a ripristinare il controllo posturale e l’equilibrio muscolare. Solo dopo, si inizia un allenamento per la forza, indispensabile per restituire all’astronauta il tono muscolare perso in orbita che serve anche a sostenere la schiena.

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